
Quando decidete di acquistare una qualsiasi cosa, vorreste provarla, no? Mi sembra giusto… e allora, eccovi un assaggio del mio ebook, disponibile ON LINE su tutti gli store.

E tiro su da una scatola di cartone, piena zeppa di cacciaviti arrugginiti, una macchina per scrivere. “Ah, tutto qui?”. “Come tutto qui? Stai scherzando, vero? Si vede proprio che non hai l’occhio da intenditore”. “In effetti non ce l’ho molto allenato. Sai, preferisco passare il sabato mattina a fare colazione al bar con Jack e Ferra” mi risponde divertito. “Simpatico…ti spiego. Questa è una Petite Super International del 1976, guarda, leggi qui, made in England by Byron Jardine. Ha pure il numerodi serie, 158124. Lo sai quanto può valere?” “Non ne ho la più pallida idea”. “Ne ho vista una di recente su Ebay, venduta a quaranta sterline. Ho partecipato all’asta offrendone trenta, quindi rien à faire” “Scusa la domanda: come si può pagare quella cifra per una macchina che sembra un giocattolo?” “Infatti lo è. Ma non te la ricordi, negli anni ‘80? La pubblicizzavano anche alla tele. E Clark Kent ne aveva una simile. Beh, quella vera, ovviamente. Sai che quando ero piccola e guardavo Superman dicevo a mia madre che un giorno sarei diventata giornalista o critica cinematografica?” “E lei era contenta?”. “Molto. Per incoraggiarmi mi regalava il manifesto a quattro anni e, quando facevo le elementari, mi portava a vedere al cineforum certi film giapponesi da tre parole all’ora, che, a confronto, la Corazzata Potemkim sembra Natale a Miami ” “Quindi ora sarà orgogliosa di una figlia che lavora in una redazione” “No, per nulla. Da un po’ di anni è cambiata: me ne sono accorta il giorno in cui non l’ho più vista indossare i suoi soliti gonnelloni anni 70 e le Birkenstock estate-inverno. E ha rinnegato pure Woodstock, dopo aver buttato via tutti i ritagli di giornali dell’epoca, trasformandosi in una (quasi) perfetta signora borghese. Boh, sarà stata la menopausa” “Cose che capitano” “Ma il massimo l’ha raggiunto l’altro giorno quando se l’è presa con mio padre, sbraitando che mi avevano sempre assecondata in tutto: voleva andare a Londra a quindici anni? È andata a Londra tornando con i capelli viola e un guardaroba nuovo. Poi c’è stata la vacanza-studio in America, lo stage non retribuito in un museo a Toronto e via dicendo” Con il gran finale: “Avremmo dovuto iscriverla agli scout, così adesso farebbe l’assistente sociale con tredicesima, mutua, ferie e maternità pagate! Invece cosa fa? La giornalista freelance”. “E tuo padre cosa le ha risposto?”.“Ah, lui ha fatto spallucce come al solito, continuando a leggere La Stampa”. Mentre parliamo non mi accorgo che il signore bassetto e pelato del banco ci sta osservando con curiosità da più di dieci minuti. “Bene, adesso che ti ho raccontato la storia della mia vita, passiamo all’acquisto. Direi che me lo sono proprio meritato”.Alzo lo sguardo e chiedo: “Mi scusi, quanto viene quel pezzo lì?”. “Non la vendo a meno di cinquanta euro”.
“Cinquanta euro? Ma è impazzito? Non le ho spese nemmeno per la borsa di Prada di seconda mano, comprata al negozietto vintage”.
“Ah ma questo è un pezzo unico. Non si trovano più in giro. Faccia lei”.
p.s. Secondo voi, Emma, l’avrà comprata la Petite oppure no?






